La proposta si fonda sul contrasto tra bellezza e deformità, fede e fanatismo, luci e ombre.
La regia vuole fondere l’impatto emotivo della partitura di Menken con un impianto visivo evocativo e simbolico, che richiama la grandiosità gotica della Cattedrale, ponendo al centro dell’azione scenica la vulnerabilità umana dei personaggi. Una scenografia essenziale e dinamica, ispirata all’architettura di Notre Dame in cui domina il rosone centrale come elemento onnipresente, contemplativo e giudicante.
A completare la scena, otto cubi ricrearono le varie ambientazioni con cambi fluidi e a vista dello spettatore.
Quasimodo è il protagonista dell’opera, un personaggio profondamente umano ricco di empatia, amore e coraggio.
L’Arcidiacono Claude Frollo (fratello di Jehan Frollo, il padre di Qausimodo) rappresenta l’uomo fermo e di potere ma dominato dal conflitto tra devozione religiosa e desideri repressi.
Esmeralda incarna la speranza e l’amore che resistono anche in un mondo ostile portando in scena la libertà, il fuoco e la compassione.
Il capitano Febo De Martin esprime l’onore guidato dal cuore e non dal potere.
Clopin è il carismatico e vivace leader dei gitani, narratore della storia e voce del popolo emarginato.
La coralità scenica, rappresenta l’elemento narrante e drammaturgico come estensione della città e della cattedrale, incarnando giudizio, memoria e destino.
“Il mondo è oscuro il mondo è brutto ma vi è anche un tempo ed anche gente quando è così, ma nella crudeltà è anche l’unico che c’è e che abbiam fuori di qua”
Con una messa in scena che privilegia l’empatia e la tensione etica, il musical diventa rito collettivo, e Notre Dame, più che luogo fisico, è specchio dell’anima.







